Gradini

Con questo testo partecipo al concorso letterario “Emozioni”

Ricordo come se fosse ieri il mio primo saggio di pianoforte.

Era pomeriggio e dalle finestre entrava una luce avvolgente, tipica delle giornate d’inizio estate. La stanza non era molto grande: occupata per la maggior parte da diverse file di sedie e al centro da un palco rialzato dove si ergeva un immenso pianoforte nero a coda.

Insieme a una decina di compagni scaldavo le dita, ripetendo i brani che avremmo suonato di lì a poco, o solamente i pezzi che davano più problemi o insicurezza. Ricordo che in quei momenti pensavo quanto fossero bravi gli altri e quanto fossero sicuri; sembrava davvero facile, guardando loro.

Poi tutti prendevamo posto in sala, le porte si aprivano e il pubblico cominciava ad occupare sedie, riempiendo la sala. Il maestro chiamava uno a uno gli allievi per l’esecuzione: solo a pensarci, mi torna lo stesso mal di pancia, misto di emozione adrenalina che avevo in quel momento. Mi sarebbe assai piaciuto scappare, “Quanto mai mi sono presentata” pensavo tra me e me. Poi infine giunse il mio turno. Il maestro annunciò il nome del mio brano e il mio.

Mi alzai come se una scossa elettrica avesse percorso il mio corpo. Sentii gli occhi di tutti puntati su di me. Era troppo tardi per scappare. Camminai, ma le gambe erano molli e rendevano incerto l’incedere: eppure non avevo messo tacchi vertiginosi, ma anzi le mie scarpe da tennis preferite; e i jeans ero sicura che mi stessero giusti fino a qualche minuto prima, ora fasciavano e di frenavano ogni mio movimento. Nel frattempo le mani avevano cominciato a sudare copiosamente e il cuore martellava nel petto come un prigioniero in trappola.

Era giunto il momento di salire quelli che, più che un paio di gradini, sembravano essere piuttosto la passerella di una nave pirata: un passo e un tuffo nel vuoto mi mozzò il respiro, come se l’acqua si fosse sostituita all’aria tutt’intorno, rendendo tutti i rumori ovattati. E intanto sentivo il mio corpo dilaniato da sguardi che, come morsi di squali, non ne risparmiavano nemmeno un centimetro.

E mentre affondi in mezzo al mare, circondato da alghe e massi, una mano provvidenziale giunge: ti afferra e ti riporta a galla. Per un attimo l’ossigeno tornava a fluire dentro i polmoni e la vita a scorrerti dentro. Il maestro aveva capito la tua agitazione quindi si era avvicinato con la scusa di
aiutarti a girare le pagine… anche se tu ne avevi solo due di pagine da leggere. Averlo accanto mi ha sempre infuso coraggio, come il calore del sole in primavera.

Asciugati nervosamente i polpastrelli sulle ginocchia, appoggiai le due pagine sul leggio e le fissai terrorizzata: per quanto studiassi musica da quando avevo 8 anni, dopo ben 5 anni quell’insieme di crome e quarti, in quel momento non aveva il minimo senso anzi, sembrava uno scarabocchio, il disegno pasticciato di un bambino. E i tasti! Si muovevano da soli, scambiandosi di posto con l’intento di confondermi. Un labirinto si srotolava davanti a me, e questa volta non c’era nessuna Arianna con fili magici o molliche di pane che mi avrebbe aiutata a uscirne.

Credo solennemente che il suono sia specchio dell’animo di chi lo produce: se sei agitata questo trasparirà, aldilà della tua bravura, dell’impegno e delle innumerevoli ore dedicate allo studio. Devi divertire per non annoiare, ma soprattutto devi divertirti per divertire: e dunque devi essere calmo e padrone della situazione per divertirti.

Non è semplice sciogliersi all’inizio, ma quando ci si prende gusto tutto diventa fluido; è magia -non vi sono altre spiegazioni- di come i rumori non esistano, il pubblico sparisca e qualsiasi cosa intorno non sia più e non sia mai stata.

E quando tutto cessa, puoi accorgertene solo poco prima che l’incanto si infranga, pensi: “Sì! Anche questa volta la musica è riuscita a stregarmi.” E quando percorri a ritroso quel famoso gradino le gambe non tremano meno di prima, il cuore di certo non si è placato e le mani oscillano come foglie. Ma ora scendi dall’altura aspra e insormontabile, di fronte a te non più uno scenario di paura, non più il ruolo dell’osservato, non più agitazione e incertezza nell’animo. Ora hai lo sguardo forte e felice, denso di adrenalina e le labbra aperte in un grande sorriso.

Mi presento

Quando ero una bambina di otto anni dicevo che da grande avrei fatto la scrittrice perché adoravo raccontare storie e fantasticare per ore. Poi crescendo questo sogno ha lasciato il posto ad altri.

All’inizio volevo diventare a tutti i costi un’archeologa! Proprio questo sogno mi ha spinta a frequentare il liceo classico -di cui amavo solo le lezioni di greco. Ero così risoluta nel perseguire questa strada che avrei proseguito facendo Archeologia all’Università ma, in parte per via dei miei genitori (alquanto contrari) e in parte per il timore di ritrovarmi a disseppellire cadaveri, presi un’altra strada. Mi è dispiaciuto, ma penso sempre che l’elemento che maggiormente mi affascinava -e tutt’ora mi affascina- sia la letteratura greca, più che il vasellame. Dunque mi ritengo soddisfatta della scelta operata.

A questo punto, dunque subentrò il desiderio di diventare un’esperta relativamente all’ambito della comunicazione, passando dagli infiniti significati che una parola può assumere in contesti differenti, fino ad arrivare all’interesse e alla passione per tutti gli strumenti e device digitali. Proprio in questo infatti mi sono laureata.

Con la fine degli studi, ho avuto modo di riaccostarmi alla lettura di libri non accademici, ritornando a leggere per piacere. Questo fatto è stato come la scintilla che ha innescato la miccia di un sogno rimasto inesploso nei meandri del mio cuore. Perché non riprovarci?! Perciò è nato questo blog, come la seconda possibilità -per una bambina che ormai ha già compiuto per ben tre volte otto anni- di realizzare il sogno, o la follia, di essere una scrittrice.

Come tutto ebbe inizio

Ho sempre trovato difficile scrivere i temi, perché non sapevo mai come iniziare. Quindi: si può iniziare con della meta scrittura, oppure in medias res, ed è così che penso di fare. Anche se una piccola premessa è doverosa: sono una scrittrice, dilettante.

Ho aperto questo blog inizialmente perché in sempre più annunci di lavoro nel campo della comunicazione (quello che mi piacerebbe fare da grande) richiedono la conoscenza di wordpress, così come perché sento l’esigenza di tornare a scrivere, come facevo da piccola. E quindi eccomi qui.
Cercherò di non annoiarvi troppo, lo prometto. Nei prossimi giorni ho l’ambizioso progetto di raccontarvi qualcosa.

Dunque, arrivederci!